Condivido con voi uno stralcio della tesi di laurea del Dott.Carlo Pontecorvo laureatosi a Roma nel 1891 in medicina e chirurgia. Il titolo della tesi è: ” IL TATUAGGIO È SUA IMPORTANZA ANTROPOLOGICA E MEDICO LEGALE”

IL manoscritto originale fa parte della mia collezione privata; questa copia  è una delle poche in circolazione pertanto, vista la peculiarità del contenuto, spero leggerete con entusiasmo quanto sotto riportato.

 

Tatuaggio presso i diversi popoli della terra.

Ad alcuni può sembrare inutile o perlomeno superfluo un nuovo studio del tatuaggio, soprattutto dopo le belle monografie di Berchon, Tardieu, Lombroso e Lacassagne, e certo io non mi sarei accinto allo studio di questo argomento, se non vi fossi stato spinto dal fatto di trovarmi possessore di una collezione originale di tatuaggi, da me raccolti in quest’ultimo biennio di studi universitari. Una collezione di tatuaggi a ben più che il valore di una curiosità scientifica, poiché sappiamo che essi rappresentino dei segni distintivi che non debbono essere dimenticati nello studio dell’uomo, e soprattutto del delinquente; è giusto quindi che la scienza moderna attribuisca ai tatuaggi quell’ importanza che loro spetta, pur badando a non cadere in eccessive esagerazioni. L’origine del tatuaggio è antichissima, sembra che sia stata molto in uso presso gli ebrei dell’antichità, poiché ne troviamo fatta menzione nella sacra scrittura dove ha detto: Non farete incisioni sulla vostra carne a causa di un morto, e non farete segni sopra di voi( Sacra Bibbia Levitico XIX versetto 28). Del resto che fosse un’usanza già praticata dai tempi più antichi lo prova il fatto di trovare citazioni relative al tatuaggio anche nelle opere di Ippocrate, di Platone, di Cesare e di Cicerone. È noto a tutti come gli uomini in genere, ed i selvaggi in specie, pongano la più grande attenzione al loro aspetto personale, ed abbiano una passione speciale per tutto ciò che può adornare la loro persona. È così che non troveremo paese dal Polo alla Nuova Zelanda in cui indigeni non sogliano ornarsi la pelle col tatuaggio. Già dissi che il tatuaggio era in uso fino dalla più remota antichità greca e romana, e prova ne sia ciò che narra Erodoto, che cioè Paride, quando tolta Elena per sfuggire a Menelao, dovette approdare al promontorio di Canossa, presso il tempio di Ercole, qui si fece tatuare, perché sapeva che il tatuaggio era una consacrazione al Dio, e lo rendeva inviolabile. Fra i Traci era considerato il tatuaggio come un segno di distinzione. Ermogene dice che nel II secolo dopo Cristo venivano tatuate le adultere, alcune delle quali morivano sotto i dolori delle operazioni; gli schiavi, i prigionieri, i disertori eran pure segnati al ferro rovente o tatuati. Nell’antica Europa occidentale i celti furono i soli che avessero il costume del tatuaggio. Ai nostri giorni poi si riscontra in special modo presso gli indigeni d’Africa, sebbene essi usino a preferenza a procacciarsi delle cicatrici rilevate o cheloidi, sfregando con sale le incisioni fatte nelle varie parti del corpo. Presso gli arabi il tatuaggio è più comune nelle donne che negli uomini, ed ha per essi ben altro significato che per gli europei. Per gli arabi il tatuaggio prende il posto di un amuleto, e diventa un mezzo curativo in un gran numero di malattie. Così essi credono che una croce tatuata sulle tempie, all’angolo esterno delle palpebre, sopra un membro guarisca dalla febbre, dal mal di capo, dalle malattie degli occhi, ed ha dolori. Né credo che, in fin dei conti, abbiano tutti i torti, poiché, in alcuni casi almeno, il processo infiammatorio, che si sviluppa in seguito alle punture, agisce come un rivulsivo cutaneo. E credon tanto gli arabi alle virtù terapeutiche del tatuaggio che non è raro il caso di trovare anche dei medici che lo praticano a questo scopo. Gli arabi generalmente sono tatuati sul naso, sul dorso della mano, dietro il padiglione dell’orecchio. Alcune volte col tatuaggio mascherano nel primo spazio interdigitale la cicatrice risultante dall’ inoculazione del vaiuolo. Presso la donna araba il tatuaggio è, si può dire, di regola, e si riscontra spesso nelle gambe presso i malleoli sotto forma di un anello dentellato dal quale si dipartono dei nastri, discendenti verso il piede. Le prostitute vengono generalmente tatuate dai soldati, il più delle volte portano sul braccio il ritratto dell’amante con le iniziali del nome e cognome. Molto in voga è il tatuaggio a Gerusalemme, e non va pellegrino che ne ritorni senza l’mpronta sul proprio braccio di una croce greca o di una croce di Gerusalemme, come prova indelebile del pellegrinaggio fatto. Presso uno di quei tatuatori si conserva ancora un certificato che mostra chiaramente come lo stesso Principe di Galles una volta vi sia fatto tatuare. Presso i Tschuktshis raramente si riscontra il tatuaggio negli uomini; le donne invece hanno in genere il viso tatuato, e qualche volta anche le braccia e le altre parti del corpo, tatuaggi fatti perlopiù all’epoca del matrimonio, e rappresentanti disegni molto complicati( tavola.1).

Tatuaggio degli abitanti dell’isola di S.Lorenzo(Nordensckiold)

I Quaqueri si tatuano il viso per mezzo di una pianta che chiamano vija e che da un bel color rosso-aranciato, misti a tratti blue prodotti dall’indaco. I selvaggi del mar Pacifico si tatuavano sul viso e sulle altre parti del corpo con cerchi, semi cerchi, spirali, e linee diversamente incrociate. I capi e di nobili di Nuka-Iva tatuano il corpo in modo da farlo assomigliare ad una stoffa, e lo stesso fanno gli abitanti dell’isola di Socotra, i quali però non usano che il colore azzurro. Diffusissimo e l’uso del tatuaggio presso tutti gli isolani della Polinesia e dell’altre parti dell’Oceania. I Papu’ fanno con grande destrezza questa operazione servendosi di un pezzo di scaglia di tartaruga. Gli indigeni della Nuova Zelanda hanno tutto il corpo istoriato da geroglifici e da figure simboliche. Presso di loro si fa sfoggio di tatuaggio come da noi di stoffe variopinte. I disegni sono più numerosi e più fitti in ragione della nobiltà di ciascun individuo. Il tatuaggio presso i nuovo zelandesi conserva la stessa forma nei discendenti di una stessa famiglia: è il loro stemma gentilizio che si trasmette di padre in figlio, e guai a chi osasse usurparlo! Nel nostro paese fortunatamente la civiltà e l’educazione hanno a poco a poco diminuita la frequenza di un’usanza così dolorosa come il tatuaggio. In Europa, e specialmente in Italia esso resta limitato ai contadini, ai soldati, ai marinai, agli operai e ai delinquenti. Molto eccezionalmente esso esiste nelle classi elevate e un po’ istruite della popolazione, infatti solo due o tre volte mi fu dato riscontrarlo in persone agiate: però in questi casi si trattava di individui degenerati, uno ad esempio si riferisce ad un giovane studente della nostra università, anomalo per condotta, facile all’ira, e la cui resistenza psichica aveva un indice così basso, che il tatuaggio gli era stato suggerito dalla lettura di un racconto di Jules Verne.

Definizione del tatuaggio
Modo di eseguirlo/ sostanze coloranti/sede/classificazione
Il vocabolo tatuaggio è un’espressione la cui etimologia appartiene alla lingua della Polinesia e proviene dalla parola tatau che nelle isole di Tahiti e di Tonga designa appunto questa operazione consistente nell’introdurre al di sotto dell’epidermide e a diverse profondità, delle sostanze coloranti di varia natura, destinate a produrre dei disegni appariscenti e di lunga durata, se non assolutamente indelebili. Per far ciò i tatuatori si servono di uno strumento costituito dalla riunione di tre o quattro aghi molto affilati, col quale pungono ripetutamente la pelle, dopo averlo bagnato nella sostanza e colorante prescelta. Per eseguire un tatuaggio si incomincia dal tracciare sulla pelle il disegno che dovrà servire di guida al lago del tatuatore; quindi, facendo le punture, si cerca di ripassare sui tratti preventivamente disegnati e bagnati di inchiostro, avendo cura di tendere la cute fra le dita della mano perché lo strumento possa penetrare con maggiore facilità nello spessore del derma, e per diminuire nello stesso tempo il dolore delle punture. A Loreto, dove il tatuaggio è tanto in voga, i tatuatori hanno delle collezioni le più assortite di disegni già incisi su tavolette di legno, dimodoché, presentandosi un paziente, essi non hanno che attingere con inchiostro nero i tratti salienti dell’ incisione fatta sul legno, quindi applicando la tavoletta sulla pelle, e calcandola in modo che tratti dell’ incisione rimangano disegnati in nero, passano all’operazione propriamente detta, la quale, come dissi, consiste nel pungere con l’ago i tratti già colorati. Il primo effetto dell’introduzione degli aghi è una viva in redazione di tutta la superficie punta, accompagnata da dolore spesse volte non indifferente. Questa irritazione si manifesta esternamente con tutti i sintomi di una comune infiammazione, vale a dire con gonfiore, rossore, calore e dolore; nello stesso tempo dalle punture fatte, scorre un liquido sieroso, più o meno abbondante e leggermente sanguinolento. Un tatuaggio ben fatto non deve dar sangue, poiché in questo caso l’ abbondante fuoriuscita di liquido spingerebbe al di fuori la sostanza colorante introdotta nello spessore del derma. In questo primo periodo resta difficilissimo distinguere il disegno dall’immagine tatuata, la regione offre solamente una tinta grigiastra. Dopo circa tre settimane, cessata l’infiammazione, incominciano ad apparire le linee tatuate, e, fatto curioso, esse sembrano molto più larghe di quel che realmente non siano; verso la quinta settimana infine, desquamatosi lo stato più superficiale dell’epidermide, la pelle riacquista tutta la sua integrità e tutta la sua morbidezza. Le sostanze coloranti più comunemente usate sono l’inchiostro di china ed il cinabro, non è raro però il caso ti trovare tatuaggi fatti con bleu di Prussia, col carminio, col carbone sottilmente polverizzato, con la polvere da sparo, con l’indaco, e con la polvere di mattoni, soprattutto nei pazzi e nei delinquenti. Perché un tatuaggio riesca, bisogna che la sostanza colorante di qualunque natura essa sia, resti disciolta in un liquido, però essa non deve essere solubile nel vero senso della parola: le particelle coloranti debbono restare semplicemente in sospensione. Il tatuaggio diventa impossibile, o perlomeno imperfetto, se la sostanza è, chimicamente parlando, solubile o pressoché. I tatuaggi fatti con l’inchiostro di china si presentano leggermente colorati in bleu, e si comprende facilmente la ragione di ciò: le particelle coloranti, costituite da granuli di carbone, sono separate dall’occhio dell’osservatore dallo spessore dell’epidermide e da una parte del derma, quindi il nero viene visto per trasparenza attraverso uno strato di tessuto bianco grigiastro, di qui la colorazione apparentemente blue. Accade in una parola lo stesso atto che si osserva nelle vene superficiali del nostro corpo, le quali, pur contenendo sangue quasi nero, appaiono ai nostri occhi più o meno colorate in blue. Quanto alla sede del tatuaggio possiamo asserire, che, se si accettui il cuoio capelluto, lo scroto e la pianta dei piedi, non vi è regione del corpo umano sulla quale non si sono riscontrati questi strani ornamenti. Però i luoghi più comunemente prescelti, per ordine di frequenza, sono: l’avambraccio sinistro, l’avambraccio destro, le braccia ,le cosce, le gambe, le spalle, il dorso, il pene. La sede del tatuaggio poi varia col sesso. Così mentre nell’uomo esso si riscontra a preferenza sugli arti superiori, nella donna invece i luoghi preferiti sono la parte superiore del braccio, la regione deltoidea, la parte inferiore delle mammelle, il petto, le cosce, le parti insomma che abitualmente dovrebbero restare coperte. Fanno eccezione i nei che alcune prostitute sogliono tatuarsi sul viso. Generalmente il torace ed il dorso sono riservati ai tatuaggi di grandi dimensioni, mentre il pube, il pene e le natiche sono la sede più comune delle immagini oscene. V’hanno infine dei casi d’individui i quali presentano l’intera superficie del corpo ricoperta di tatuaggi, come appunto il famoso tatuato di Birman ( figura 4 tav.1) presentato 14 anni orsono dal Moriggia all’accademia dei Lincei.

Georgius Costantinos

Esso si chiamava Georgius Costantinos, era nativo di Albania, e presentava tutta la pelle tatuata all’infuori della pianta dei piedi, e di buonissima parte del cuoio capelluto. Il tatuaggio era costituito da figure e disegni diversi( uomini, leoni, coccodrilli, scimmie, piante, caratteri birmani, geroglifici, etc) condotti con tale finezza da disgradarne i migliori drappi Turchi. Il tatuaggio era stato subito in Tartaria Chinese dove il Costantinos asseriva di essere stato fatto prigioniero di guerra; il barbaro lavoro era durato per circa 4 mesi continui. Il tatuaggio si riscontra generalmente in individui di età superiore ai 20 anni; solo eccezionalmente si osserva al di sotto di questo limite, ed infatti sopra più di 300 tatuaggio da me studiati, una sola volta esso apparteneva ad un giovane di 12 anni, ed un’altra ad uno di 14. A seconda del disegno e del significato dei tatuaggi noi possiamo distinguerli in 6 diverse categorie che sono:

1 tatuaggi religiosi
2 tatuaggi militari
3 tatuaggi professionali
4 tatuaggi amorosi
5 tatuaggi osceni
6 tatuaggi fantastici.

Il tatuaggio religioso è senza dubbio il più comune a riscontrarsi, e si osserva, in Italia, soprattutto nei contadini delle province di Ancona, Macerata e Pesaro, dei quali viene considerato come un documento indelebile del pellegrinaggio fatto alla Santa Casa di Loreto. Rappresenta per lo più una Madonna, un Sacramento o una Croce, ed è unito nella maggior parte dei casi al millesimo in cui esso fu eseguito (tavola2 fig.5)

Tatuaggio religioso 1869

Il tatuaggio militare è meno frequente a riscontrarsi di quello a soggetto religioso, e lo troviamo soprattutto in individui che prestarono servizio militare. E` rappresentato da cannoni, palle, e moschetti negli artiglieri, da fucili, baionette e trombe nei soldati di fanteria (tav.2, fig.6), da torpedini, ancore, nodi ad otto nei soldati di mare.

Tatuaggio militare

La categoria più interessante e’senza dubbio, quella dei tatuaggi professionali; vedremo infatti in seguito quanta importanza e si abbiano nelle questioni medico-legali per ciò che riguarda l’identità di persona. Tra i più comuni abbiamo: per i marinai, un’ancora o una barca. Pittori decoratori, la tavolozza coi pennelli. Facchini delle ferrovie, una macchina ferroviaria. Meccanici, chiavi incrociate, o martello, squadra e compasso(tav.3,fig.7).

Tatuaggio professionale

Pescatori, un pesce. Falegnami, la sega, la squadra e compasso. Sarti, le forbici e gli aghi col filo. Scarpellini, martello e scarpelli. Maniscalchi, un ferro da cavallo. Calzolai, una scarpa o la lesina. Parrucchieri, rasoio e forbici.
Tatuaggi Amorosi. Entrano in questa categoria tutti quei tatuaggi che rappresentano donne più o meno nude, ballerine, nomi di donne,(tav.3,fig.8 e tav.4,fig.9).

Tatuaggio amoroso

Tatuaggi osceni occupano generalmente il petto, le cosce, il pene, e si riscontrano in special modo nei delinquenti dove è più facile trovare assenza completa di senso morale. Osservato una volta sul petto di un delinquente scritto: per la f….si nasce e pel c….si more; in un clown sul pene scritto: VIVA e sulla coscia sx VIVA LA F…(tav. 6).

Tatuaggio osceno

Un altro aveva tatuato sul braccio un uomo a gambe dilatate nell’atto di urinare, un altro una donna completamente nuda.
Tatuaggi fantastici. Sono quelli di cui gli stessi tatuati ignorano il vero significato punto ora è un pupazzo informe, ora un animale preistorico. Ora un uomo senza testa, ora infine un disegno qualunque complicato un misterioso che dimostra la fantasia del tatuatore più che del tatuato(tav.5,fig12). Vi sono infine tatuaggi con iscrizioni di cui si potrebbe fare una categoria speciale; (tav.5,fig.14);

Ma io non credo che ciò sia necessario, poiché la maggior parte di essi, seconda del loro significato, possono rientrare nelle diverse categorie già descritte. Ho riscontrato tre volte tatuato sull’avambraccio o sulla mano:IDDIO MI VEDE(tav.4,fig.10).

Tatuaggio con iscrizione

Un altro delinquente, camorrista napoletano ed omicida, aveva tutto il petto ricoperto di tatuaggi e fra gli altri il motto: io vendicherò l’onore, te lo giuro.(tav.5,fig.11).

Riassumendo quindi, questi disegni, come abbiamo potuto osservare, costituiscono una sorgente preziosa di esame sulla natura delle idee morali dei tatuati, essi possono svelarci le loro idee, le immagini che loro son care, i loro ricordi amorosi, e spesso i loro progetti di vendetta, cinicamente formulati. Le cause poi ché mantengono questa usanza, secondo il Lombroso(Uomo delinquente) sono molte e di varia specie. Vi è Innanzitutto la religione che contribuisce tanto alla conservazione delle antiche abitudini. Abbiamo visto come un gran numero di tatuaggi siano a soggetto religioso, e quasi tutti vengono praticati sui luoghi, dove di tutte le parti concorrono pellegrini, come appunto Loreto in Italia, e Gerusalemme in Terrasanta. Una seconda causa è l’imitazione, che esercita la sua influenza soprattutto nei luoghi dove v’hanno molte persone insieme riunite, come nelle caserme, nelle scuole di correzione, nei carceri. Ed infatti basta talvolta che un sol militare in un reggimento si faccia tatuare, perché in breve tempo delle intere compagnie presentino i medesimi tatuaggi. V’influisce anche l’ozio, la vanità, e le passioni amorose come ce lo dimostrano le figure oscene, ed i nomi di uomini e donne nei criminali e nelle prostitute in special modo. Ma la causa principalissima della diffusione del tatuaggio, fra noi, è, secondo Lombroso, l’atavismo, o meglio la tradizione, poiché dobbiamo considerare questa usanza come carattere di inferiorità psichica e propria delle razze inferiori e dell’uomo primitivo o in stato di selvatichezza. L’influenza poi dell’atavismo e della tradizione è confermata dal trovare quest’uso tanto diffuso fra i contadini ai pastori, così tenaci alle antiche tradizioni.(Lombroso-Uomo delinquente).

 

 

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