
Gli abiti de veneziani di quasi ogni età con diligenza raccolti e dipinti nel secolo XVIII(collezione privata)
Sa ogn’uno esservi usanza tra gli africani di distinguere la loro numerosa prole con evidenti segni, scolpiti nella faccia de fanciulli da mano paterna subito nati; ma tutti non sanno d’onde sia venuta l’origine d’imprimnere nella carne viva del braccio, o del petto imagini, e nomi.
Qui adunque sussiste il modo di sodisfare chi è invogliato di cotanta
dura toleranza, non sempre gradita, poiche alcuni spenderebbero assai
per ritrovare la maniera di cancellarla, e particolarmente certi, che da bassa condizione con l’industria divengono uomini ricchi, e rispettabili.
Questo esercizio era de Maroniti Cristiani, quali nella Terra Santa solevano marcare gli battezzati , accioche’ morendo in Paese d’Infedeli, o naufragando ne’ viaggi, conosciuti fossero da suoi gli cadaveri, onde concedergli doverosi funerali, e rito di Sepolcro a differenza de barbari. Simile accostumanza passò tra i Greci, che già un secolo la portarono a Livorno, indi a Venezia, spiccando fra medesimi Stamati Zanteoto, da cui perfettamente la imparò un’altro nazionale, e da esso s’istrui un vecchio, procedente da Ragusi. Per le mani di costui quasi ciascun marinaro, e soldato soffriva le cicatrici di acuto ago, e di vario stampo, fra sangue, e pelle, talmente che penetrata la nera figura, e perpetuata trasparente, non vi era più caso sino alla morte di distruggerla.
DuDumilordi inglesi di primaria stima nella locanda del lion bianco, appena azzardatisi al dolore, promisero duecento doble a quello, che imediato avesse al loro pentimento; ma dovettero restituirsi a Londra,
t’uno con la effigie di certa sordida meretrice, l’altro con il stemma di
un monarca, che in quell’età divenne acerrimo nemico della patria nazione. Tutto ciò raccontava a noi Giuseppe q. M Giovanni Tebaldino della Contrada di S. Angelo, che con questo solo mestiere procacciavası il vivere.
●Giovanni Grevembroch: il pittore che immortalò la vita veneziana attraverso gli acquerelli
Giovanni Grevembroch (Venezia, 1731 – 1807) è stato un pittore italiano di origini olandesi di grande talento, che ha lasciato un’impronta significativa nel panorama artistico veneziano del XVIII secolo.
La sua vita si intreccia con lo spirito vibrante della Venezia del suo tempo, una città ricca di mestieri, personaggi e tradizioni che Grevembroch seppe catturare con occhio attento e mano delicata.
Sebbene meno noto come artista di grande fama internazionale, si distinse per i suoi acquerelli che rappresentano scene di vita quotidiana, tesori insostituibili per la comprensione della società veneziana dell’epoca.
Tra le sue opere più suggestive troviamo gli acquerelli dedicati ai mestieri e alle personalità che animavano Venezia nel XVIII secolo.
In modo particolare, la sua rappresentazione del tatuatore veneziano e del marinaio è un piccolo capolavoro di osservazione e passione.
La scena si svolge in modo vivido: il tatuatore, seduto su uno sgabello, indossa abiti caratteristici dei veneziani del tempo.
Davanti a lui, sulla tavola, sono sparsi cliché in legno, le immagini incise usate come matrici del tatuaggio.
È evidente come il tatuaggio veneziano fosse un’arte radicata, inserita nella quotidianità dei cittadini.
Il marinaio, in piedi, tirando su la manica con gesto deciso mostra i propri tatuaggi, tra cui spiccano simboli e storie che probabilmente rappresentano i suoi viaggi e le sue esperienze. Questo momento, immortalato con maestria da Grevembroch, testimonia l’importanza culturale del tatuaggio a Venezia, un’attività che affonda le proprie radici in tradizioni antiche e che vedeva il corpo come una tela per narrare storie di vita.
L’interesse di Grevembroch per la vita quotidiana non era isolato nel suo tempo.
Artisti come Rudolf von Muller circa un secolo dopo preferirono rappresentare scene di vita quotidiana nelle loro illustrazioni, piuttosto che affidarsi esclusivamente alla fotografia, che era ancora agli albori.

Rudolf Muller (collezione privata)
Entrambi, Grevembroch e Muller, condividono una sensibilità di raccontare attraverso l’arte visiva le vicende delle persone comuni, documentando usi, costumi e tradizioni , un esempio di come l’arte sia sempre stata uno strumento prezioso di conservazione storica.
In conclusione, la scena del tatuatore veneziano e del marinaio si inserisce in un quadro più ampio: anche in Italia, come nelle più remote tradizioni delle isole del Pacifico, il tatuaggio era radicato profondamente nella cultura popolare. La rappresentazione di Grevembroch è una testimonianza di questa antica forma di espressione, che attraversa confini, epoche e testimonia un’identità che si tramanda nel tempo.
Jona
