Il pellegrinaggio

                                                                PELLEGRINI

Pellegrinaggio è una manifestazione devozionale, che consiste nel recarsi in un luogo sacro, il più delle volte con un lungo e faticoso viaggio.

Una pratica che, forse, si riallaccia a certe abitudini degli uomini primitivi, che andavano in cerca di erbe o sostanze speciali, esistenti in terre lontane ; nel nostro caso il cammino è rivolto alla ricerca delle ricchezze spirituali. Talvolta il pellegrinaggio veniva imposto dal confessore o dall’autorità ecclesiastica come penitenza oppure, come tale, volontariamente scelto dal fedele; spesso veniva reso più penoso accompagnandolo con afflizione di tormenti (percorsi in ginocchio, carico di pesi, digiuni, etc). Il pellegrino era anche un privilegiato , perché godeva del rispetto degli umili e dei potenti, per la sua presumibile santità e la protezione della Chiesa : veniva, dunque, in ogni modo agevolato, organizzando strade, rifugi, ospizi. Era, per contro, temuto come possibile portatore di malattie infettive. Al Santuario di Loreto sono giunti, fin dai primissimi tempi, numerosi pellegrini. Per secoli vennero esclusivamente a piedi, era il modo normale. Si cantava una filastrocca, ancora non molti anni or sono, che diceva : “Pellegrin che vien da Roma con le scarpe rotte ai pie”. Venivano principalmente dall’abruzzo, detti “regnicoli”, dalle montagne detti “cecchi”, dal basso Lazio, “i ciociari”, ma anche da ogni parte d’Italia e d’Europa. Sul percorso attraverso l’ Appennino si individuano ancora taluni di quelli che erano luoghi predisposti per la sosta, come a Macereto, costituiti in genere da loggiati. Col tempo, sviluppate le strade e poi la ferrovia, si attenuò la penitenza utilizzando mezzi di trasporto. Vi sono pellegrinaggi di particolare tradizione come quello settembrino dei ciociari, quello di Candia con l’offerta del grano per fare le ostie o quello annuale dei recanatesi che, in tempi andati finiva spesso a botte con i loretani alle soglie di Porta Romana : si menavano, dicono, perfino i crocifissi.

Pausa di ristoro per due anziani pellegrini

                                                                I TATUAGGI
Il pellegrino doveva, in qualche modo, evidenziare la propria qualifica: per cui si procurava particolari medaglie, che portava cucite al cappello o all’abito, come attestato del compiuto pellegrinaggio. Tali medaglie costituivano un’efficace salvacondotto presso soldataglie, sbirri, autorità ed anche presso i briganti, i quali, per un superstizioso timor di Dio e per la consapevolezza di poco o niente poter ricavare da quei poveracci, si astenevano da ogni azione ostile. Ma la medaglia può essere smarrita, rubata; può essere abusiva, quindi non probante. L’introduzione del tatuaggio, segno assolutamente personale è permanente, che non ammette dubbi, incontrò maggior favore. Così a Loreto Si cominciò, probabilmente agli inizi del 600, a vendere ai pellegrini ciociari e  abruzzesi la marcatura sulla pelle: quei buoni fedeli tornavano contenti al proprio paesello, mostrando a tutti che erano stati alla Santa Casa e suscitando ammirazione nei compaesani. Le autorità civili continuamente intervennero perché si smettesse questa usanza. Nella seduta del 25 novembre 1871 del consiglio comunale venne approvata la proposta dell’ avvocato Augusto Ciccolini”… per un’aggiunta al regolamento di polizia urbana in ordine al turpe mestiere del tatuaggio… uso superstizioso di farsi imprimere, mediante punture sulla cute, segni indelebili. Mentre non sarà mai abbastanza stigmatizzato il degradante mestiere di coloro che esercitano tali punture, tuttavia è d’uopo tosto dichiarare perché altrove l’ignorasse, che coloro i quali si fanno imprimere quei segni rappresentanti idee religiose non sono già gli abitanti di Loreto, ma bensì quegl’ idioti e devoti visitatori del Santuario della Santa Casa, che vi affluiscono da ogni parte nelle diverse festività è ricorrenze dell’anno. Era poi ed è tutt’ora maggiormente da deplorare che il suddetto mestiere si eserciti sulle pubbliche piazze e vie od altrimenti alla vista del pubblico, cosa invero che ripugna l’odierna civiltà …). Malgrado le ripetute proibizioni, la pratica del tatuaggio è continuato a Loreto fin quasi alla metà del nostro secolo, ed oggi e’ ancora possibile ascoltare testimonianza diretta di persone che hanno esercitato il mestiere. Gli operatori erano quasi sempre calzolai, i quali, lavorando sull’uscio di casa tenevano le necessarie attrezzatura a portata di mano, sul deschetto. La loro collocazione al pubblico, la discontinuità del lavoro e forse anche la dimestichezza con pelli e tinture li rendevano particolarmente idonei alle saltuarie prestazioni extra professionali. Avevano una dotazione assortita di stampini, piccole tavolette di legno di bosso, su ciascuno dei quali era rozzamente intagliata un’immagine o un simbolo. Con un impasto a base di nero fumo si imprimeva sulla pelle la figura. E, quindi si faceva incorporare la tintura punzecchiando ripetutamente, secondo il disegno, con apposito ago, la “picchetta”, fino a far sanguinare le piccole lacerazioni. Operazione dolorosa, che produceva irritazione gonfiore sulla parte e talvolta anche brutte infezioni. Costo dell’intervento, intorno al 1930: una lira.

Pellegrini si riposano sotto il loggiato di Piazza della Madonna una volta terminato il pellegrinaggio
Immagini Sacre che venivano tatuate ai pellegrini

 

                                                        RIFLESSIONE                                  Il tempo appanna i ricordi; poi li sbiadisce, fino a cancellarli. Allora noi crediamo che non ci sia nulla da ricordare e accettiamo il presente come unica realtà: solo il futuro ci incuriosisce. Ma, se un oggetto o un’immagine ci parlano del passato, l’animo nostro si scioglie nel rimpianto delle cose perdute, oppure si compiace del cammino percorso. In ogni caso, guardare indietro serve a sentirsi più vicini alla propria gente e al proprio mestiere. Questa è, forse, la ragione per cui si sta verificando una fioritura di pubblicazioni, che scavano nella storia locale delle piccole città; si cerca di guardare all’album di famiglia per ritrovare persone e luoghi che nemmeno abbiamo conosciuto, ma i quali sentiamo in qualche modo di appartenere. È il rapporto con le radici, è l’anelito di non sentirsi sospesi nel vuoto, ma legati a qualcosa che esisteva prima di noi.

Tatuaggio Sacro e Profano di Loreto marcato manualmente come da tradizione .Stencil effettuato attraverso la riproduzione dello stampo.Tattootool con la Madonna di Loreto progettato da Jona
Tavolette di bosso utilizzate dai marcatori di Loreto per imprimere il disegno

 

BIBLIOGRAFIA

-Bruno Longarini , Adalberto Solari, Viaggio dentro Loreto  a cura della Cassa di Risparmio di Loreto.

– Caterina Pigorini Beri” Costumi e superstizioni dell’ Appennino marchigiano 1889.

-C.Corrain-M.Capitanio- F.Grimaldi “Il tatuaggio religioso in Loreto 1977